I MIEI RACCONTI BREVI


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LA NOTTE DI UNA DONNA di Cristiana Conti

Si e’ fatto giorno, il sole da dietro le persiane penetrava e un piccolo sottile fascio di luce era proprio li nei suoi occhi.Una notte lunga, la sua, iniziata con il gelo nei piedi e nelle mani, quello che senti quando la puara ti sta arrivando fino  a strangolarti la gola.

Poi cerchi il caldo delle tue coperte irrigidendo tutti i muscoli e speri di sognare.

Lei non sognava piu’ a colori, i suoi erano sogni in bianco e nero di quelli che ti prendono con gli schizzi della paura, e ti svegli tremante e sudato e i piedi gelidi sono bollenti come lo erano le sue gote e i suoi capelli.

Anna voleva sognare i colori ma non riusciva a farlo, voleva riposare la notte dopo lunghe interminabili giornate di lavoro ma i suoi incubi la rincorrevano come cani randagi affamati.

E ogni notte era sempre la stessa identica cosa lei quella figura arrogante, rabbiosa, si intrometteva nel suo corpo portandole gli incubi, di quelli che non appena apri gli occhi ti turbano, rendendo le tue  giornate grige come le  paure.

Talvolta sembrava avesse un sesto senso, quando accadevano alcune cose strane nella sua vita fatti indiretti, lei tornava a sogare quella faccia di donna.

La donna degli incubi Anna la conosceva, era reale e realmente nella sua vita aveva portato dolore. Anna non la odio’ mai, ma Lei, la misteriosa signora della notte aveva una rabbia dentro che riusciva pur standole lontano a ferirla sempre, a rubarle l’anima e  a gettarla via.

Non c’era tempo pero’ di ripensare ai sogni anche se indelebilmente avrebbero fatto da mantello alla sua giornata, da ombra nera ad eclissare il sole,  lei doveva alzarsi erano gia’ le cinque di mattina, e la sveglia non si dava tregua, continuava a suonare in maniera ritmica ogni  cinque minuti.

Il suono della sveglia era un tamburo ritmato, quello aveva scelto come suoneria, quasi a voler sfatare con quel tan tam quella magia nera dei sogni.

Le avevano insegnato ad alzarsi presto la mattina, non era buona regola dormire, dormire significa perdere tempo e lei era in continua lotta con quel passare delle ore.Dirigendosi verso il bagno era gia’ preoccupata di guardarsi allo specchio, quelle notti la devastavano quasi che non riconosceva piu’ se stessa,  come svuotata, un palloncino senza aria caduto a terra.

La donna dell’incubo le rubava l’anima e il giorno era faticoso, doveva correre a cercarla per ritornare se stessa. Il viso allo specchio era riflesso in bianco e nero perche’ la donna dell’incubo portava via anche i colori .

Anna tentava di parlare ma non riusciva  anche perche’ era orami da qualche tempo sola,  con se stessa e conscia che nessuno avrebbe mai potuto capire il suo problema.

E’ tardi pensava, per lei era sempre tardi per tutto troppe cose affollavano la sua vita, la sua mente, troppe cose avrebbe voluto fare nello stesso giorno e ogni giorno era la stessa cosa non riusciva a farle tutte.

Quell’elenco di cose da fare non era dettato da nessuno se non da se stessa che si imponeva regole precise da rispettare per essere all’altezza.

Un caffe’ veloce con il latte non poteva mai mancare, era sempre bianco e nero, bianco il latte e nero quel caffe’ che si diluiva lentamente in quel liquido che lei svogliatamente ingeriva perche’ così le avevano insegnato.

Gli occhi attoniti fissavano la tazza gialla, ma con l’interno in porcellana bianca, e dentro i pensieri volavano facendo diventare la sua mente come presa d’assalto da una truppa di soldati che volevano sfondare porte.

Chi sono si chiedeva, perche’ corro, ma dove devo andare, potrei calmarmi ma non riesco, non riusciva a frenare la sua corsa tutto per Anna doveva essere fatto concluso e mai lasciato in sospeso.

Per Anna quel tutto doveva essere perfetto e al cento per cento delle sue possibilita’, se lei si accorgeva di arrivare al novanta si sentiva gia’ in colpa.

E correvano quelle ore insieme ai pensieri, e distrattamente guardando l’orologio si accorse che erano gia’ le nove, e lei era pronta per uscire, ben vestita, e truccata, ma allo specchio ancora sempre solo si vedeva in bianco e nero.

Spesso prendeva il telefono cercando di chiamare ma non sapeva chi, per poter raccontare le sue notti, che seppur regalavano qualche ora di sonno non erano rilasanti.

Le sue notti  erano  lo specchio delle sue paure, e come si avvicinava la sera aveva paura che ritornassero a smembrare le sue viscere quegli oscuri personaggi.

Il giorno scorreva sempre veloce pieno d’impegni responsabilita’ coordinato con l’impegno della sua mente che continuamente cercava la sua anima.

Senza l’anima sapeva che non avrebbe mai potuto amare, l’amore lentamente se ne ando’ dalla sua vita mentre lei si spegneva lentamente come una candela accesa piano consumata e spenta da un leggero costante soffio di vento.

La donna degli incubi era riuscita a prendere l’anima e senza anima non si puo’ amare.

Tutto scorreva cosi stranamente deformato giorni increduli alternati ad attonite domande senza risposta, rincorendo i fantasmi della mente che continuavano ad ombreggiare nei muri della sue stanze.

Chi sono si ripetava non riconoscendo piu’ se stessa senza le radici della sua anima, chi sono, chi sono domanda ricorrente, perche’ devo essere una corda di violino tesa che attende un pizzico per suonare ma poi si spezza.

La paura di impazzire l’assaliva, era cosciente che senza il sentimento non poteva vivere e avrebbo rivoluto indietro quella parte di se che violentemente le veniva strappata ogni notte.

LA NOTTE DI UNA DONNA 2

E’ primavera, il sole e l’aria limpida risvegliarono Anna dalla lunga notte, aprì la finestra e respirò l’aria pura che le ossigenava i polmoni.

Guardando l’orizzonte vide il mare e subito corrugo’ la fronte. L’incubo subdolo era tornato.

Si quella notte la donna era di nuovo li, lei scalo’ una ripida montagna per trovarsi difronte un meraviglioso panorama, il mare luccicava al sole, e dei cigni percorrevano l’acqua disegnando strane forme.

Lei era sopra una righiera in bilico sul precipizio ma felice. Trovò al suo fianco una colonna e ci si aggrappo’.

Poi d’un tratto arrivo’ lui l’uomo che aveva amato, la porto’ in una stanza buia, dove c’era solo un vetro, un armadio ed una sedia.

Anna si ritrovo’ chiusa li con sua figlia, mentre lui  fuori stava parlando con la donna delle sue paure. Lei era li che  guardava terrorizzata dal vetro, non voleva farsi trovare.

Ad un certo punto la donna dell’incubo arrivo’ vicino al vetro e si mise a ridere, Anna impaurita apri l’armadio per fare entrare sua figlia per proteggerla dalla donna malvagia.

Come apri quelle ante, trovo’ solo scheletri ,erano quelli che la malvagia donna aveva collezionato negli anni.

Non sapeva piu’ che fare, stette allora dietro la porta pensando che se la donna l’avesse aperta comunque non l’avrebbe vista subito.

Così fu, ma ad aprire la porta non era la donna ma l’uomo che parlava con lei. Entrambi sorridenti guardarono dentro la stanza. Ma Anna e sua figlia erano dietro la porta, ben nascoste non si fecero vedere.

La donna malvagia sorrideva e ripeteva che pur non trovando il corpo avrebbe rapito l’anima.

Ecco così era cominciata la sua giornata una di quelle ancora alla ricerca dell’anima smarrita nella notte.

LA PAURA

La paura oggi era tornata, vivida e presente. Quella generalizzata che non sai come gestire che definiresti ho paura di tutto. Forse era solo paura di vivere perche’ vivere e’ tutto.

La paura e’ viva e ti morde lasciandoti i segni, ti perseguita, tu scappi ma e’ sempre li come la tua ombra, fino a che non la distruggi.

Mi sono ritrovata a parlare ad uno sconosciuto che segnava di impeto le mie parole e mi faceva parlare porgendo pochissime domande. Mi hanno detto che cosi sarei guarita.

Era la prima volta che andavo da uno psicologo. Dopo il racconto di un’ora guardo’ l’orologio e disse, “ci vediamo giovedi stessa ora”.

Nulla di piu’ mi chiesi come sarei potuta guarire.

Il mio male era il mio, quello delle immagini dei maledetto confuso passato, di quei film che trasmettevo nei canali della mia testa, passavano gli occhi e uccidevano il cuore. Non mi rendevo conto di avere il telecomando, ma non mi avevano ancora insegnato ad usarlo. Sapevo che se avessi fatto stop, sarebbero finiti e forse avrei lentamente iniziato la guarigione.

La paura e’ il buio, il non sapere, non conoscetre cosa c’e’ oltre il salto del fosso che ti sta difronte, cosa c’e’ dietro quella porta che sai che devi aprire.

Ti fermi e aspetti e piu’ aspetti a saltare quell’ostacolo e piu’ la paura diventa mostro, malattia, t’infetta il cuore, la mente, distruggendo i tuoi neuroni, rischi d’impazzire.

Sai che tu sei il tuo male ma anche la tua guarigione, ma non sai suonare gli strumenti di cui ti hanno sicuramente dotato.

I PUNTI DI UN AMORE

Sentivo freddo sta sera, sola nel mio usuale silenzio avevo deciso di leggere il cuore. Misi gli occhiali perche’ non vedevo, mi sforzavo di leggere ma la vista si appannava.

Ho rinunciato a capire. Forse non avevo nulla da leggere oggi, tutto gia’ letto e archiviato, anche se alcune cose non erano ancora chiare.

La luna sembra di acciaio fredda e bianca, mi guarda e il suo volto sembra quasi avere pena di me. Mi guardo anche io allo specchio e non capisco. Mille interrogativi sul mio stato d’animo non hanno risposta.

Dolore interno, dolore dell’anima difficile esprimere a parole, malinconia danza con le scarpette da ballerina, con tutu bianco dentro le mura della mia camera, lo specchio la riflette si gurda e piange.

L’amore lascia così disarmati, inermi, disciolti nel liquido cosmico che percorre il ciclo dell’acqua, evaporati di sudore, svuotati di pianto, dissanguati, secchi ed aridi, piccoli resti essicati che giaciono nel pavimento.

Ecco la descrizione di me. L’ennesima delusione della vita mi aveva fatto capire che l’amore non e’ eterno ero talmente confusa dagli avvenimenti della vita che mi chiedevo come mai questi potessero ancora susseguirsi ed io viverli. Mi chiedevo se esitesse l’amore e soprattutto cosa fosse. Concetto confuso che porta alla delusione, aspettative di tutto quello gridato dall’amore stesso, amare e’ soffrire, amare e’ dare, amare e’ condividere, amare e’ esserci, accompagnare, supportare, sopportare,perdonare,desiderare, mettere al primo posto la persona amata. Ed ecco che ogni volta che dall’elenco delle nostre aspettative qualcosa non viene rispettatto iniziamo a porci dubbi. Allora non e’ amore. Piu’ aumentano i punti non coincidenti e piu’ andiamo in crisi.

Mi chiedo quali sono i parametri, quali sono i fondamenti che definiscono la sicurezza dell’amore? Non so rispondere. Anzi tenterei di dire che sono estremamente soggettivi e come tali difficilmente conicidenti con la persona amata.

Noi ci sforziamo per poter dare il massimo che sono i nostri punti fissi, magari l’amato ha altri punti che noi non conosciamo o abbiamo tralasciato.

L’amore entra in crisi. La coppia entra in crisi. Inizia un distruggersi, un mordersi, un trafiggersi, che perdura fino a che non si cade in fondo e da li e’ difficile risalire.

Di solito uno cade per primo e l’altro guarda…

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